Pinzini Ferraresi, una piccola ricerca nella tradizione
I pinzini ferraresi affondano le radici nella tradizione povera delle fiere paesane emiliane, dove venivano preparati con pochi ingredienti e tanto entusiasmo comunitario. In realtà non è un gnocco fritto lievitato, ma un impasto croccante a base di farina, acqua frizzante, sale e spesso strutto, che gonfia al momento della frittura senza l’aiuto del lievito.
Furono protagonisti delle piazze del ferrarese perché facili da cuocere e gustosi da farcire con salumi locali come la celebre “zia ferrarese” o la salama da tai. Questa delizia croccante veniva offerta calda, come street food autorevole, perfetta per essere gustata in piedi tra una bancarella e l’altra. Il contrappunto tra l’interno friabile e leggermente oleoso e l’esterno dorato e bollicinoso è un equilibrio che conquista al primo morso.
Nella grande tradizione della cucina ferrarese, ricca di piatti antichi risalenti al Rinascimento, Cristoforo da Messisbugo già nel 1500 cita preparazioni a base di carni e aromi contadini, anticipando le caratteristiche dei piatti fritti che avrebbero colorato le tavole estensi. Anche se la letteratura non menziona direttamente i pinzini in testi rinascimentali, l’abitudine di friggere impasti semplici era consolidata nella cucina contadina e di corte.
Oggi come allora, la forma allungata e sottile serve a intrappolare meglio salumi e formaggi, rendendo ogni boccone pieno di sapore grazie alla struttura stessa del pane fritto. Il loro aspetto semplice inganna: ogni pezzo racchiude l’anima autentica della street food ferrarese, dove la convivialità si mescola alla passione gastronomica.
Ecco che, davanti a un piatto fumante di pinzini, ci si ritrova a gustare non solo un boccone, ma un racconto fatto di terra, tradizione e festa: una preparazione umile che si fa protagonista sulle tavole ferraresi come simbolo di un patrimonio contadino rivisitato con eleganza popolare.
Ricetta pinzini ferraresi, ingredienti, lievitazione e frittura
Pinzini ferraresi
Ingredienti
- 1 kg farina 00
- 250 ml latte scremato si può usare anche il senza lattosio
- 200 ml acqua
- 60 ml olio di oliva
- 21 gr sale fino
- 25 gr lievito di birra fresco o se secco adeguare al peso della farina
Istruzioni
- Prendere una ciotola di dimensioni idone a contenere l'impasto. Versare: farina e sale; mescolare. Prendere l'acqua tiepida sciogliervi dentro il lievito di birra. Aggiungere alla farina e sale: il latte, l'olio e l'acqua con il lievito disciolto.
- Mescolare e impastare bene fin tanto che non diventa un composto omogeneo.
- Coprire l'impasto con la pellicola e lasciar lievitare fino a che non vedete l'impasto crescere.
- Per la frittura: io utilizzo olio di arachidi, utilizzate l'olio per friggere che preferite. Prendete il tira pasta/tira sfoglia, montatelo, prendere il mattarello e iniziate a tirare un po' di impasto poi passatelo al tira sfoglia della dimensione che preferite.
- Portate l'olio alla temparatura di 170 gradi (io mi riferisco all'olio di arachide) poi friggete. Girate il pinzino durante la cottura in modo che prenda un colore omogeneo da entrambe le parti. Passatelo su carta da fritti dopo averlo scolato bene dall'olio.
Pinzini e salume, quale abbinare?
Questo è un paragrafo che vorrei foste voi a completare. Io li abbino a tutti i pinzini della tradizione emiliana: prosciutto crudo, prosciutto cotto, coppa di testa, zia ferrarese, mortadella. E voi invece come li preferite?
Pinzini ferraresi, gnocco fritto, quale vino abbinare?
Con i pinzini ferraresi, fragranti e ricchi di untuosità, si sposa perfettamente un vino spumante secco metodo Charmat come il Pignoletto Frizzante DOC, ideale per contrastare la grassezza grazie alla sua freschezza e vivace acidità. Il perlage fine esalta la croccantezza dell’impasto, mentre il bouquet fruttato e floreale non sovrasta la sapidità dei salumi. In alternativa, un Lambrusco di Sorbara ben equilibrato, con tannino gentile e note vinose, completa l’abbinamento con buona armonia gustativa.